3) Si chiamava Gianni. Era il mio miglior amico. Mi aveva trascinato in palestra. Arti marziali. Judo. Non avevo tanta voglia. Stavamo preparando una gara a squadre. Ero svogliato. Non frequentavo e se scendevo sul tatami era più per giocare che non per sudare. Tornavamo una domenica di pioggia da un pomeriggio a casa di Marco. La fermata del tram era lontana. Sotto un solo ombrello mi presi comunque una lavata di capo. Mi spiegò che stavo mancando di rispetto alla società, ai compagni di squadra, a lui e persino a me. Che avrei dovuto decidere se impegnarmi o chiamarmi fuori. Imparai la responsabilità quella domenica. Capii cosa voleva dire far parte di una squadra. Ma ancora di più capii che cosa fosse l’amicizia. Prendersi la briga di corregge l’amico che sta sbandando. Non è sempre facile passare un brutto quarto d’ora per mettere in guardia una persona dai suoi errori. Lui mi dimostrò che andava fatto. Lesson learnt! Grazie Gianni.

July 30, 2020
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